2012 l’Italia versa il 2,4% del Pil al fondo salva stati, ma gli italiani chi li salva?

Fiscal Compact e MES, la grande truffa ai danni dei cittadini italiani, leggi e diffondi.

 

grecia

Fiscal Compact e MES, la grande truffa ai danni dei cittadini italiani, leggi e diffondi.

Angelo Iervolino – 27 ottobre 2013 – I dati del 21 ottobre 2013 forniti da Eurostat ci confermano che il deficit italiano nel 2012 ha toccato il 3% del Pil, mentre il debito si è attestato al 127% del Pil. L’unica lieve modifica riguarda il debito del 2011 che si attesta al 120,7% del Pil, invece che al 120,8% come indicato da Eurostat ad aprile. Pochi giornali hanno dato risalto a questa notizia, ossia che sul deficit italiano del 2012 pesa per il 2,4% del Pil il contributo versato al fondo salva-Stati, più che contributo mi sembra una estorsione. L’Italia in piena crisi ha prestato soldi ai Paesi dell’Eurozona in difficoltà (Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna), l’equivalente dell’2,4% del Pil. Come sono bravi i nostri politici a fare i benefattori, salvare le banche spagnole, francesi e tedesche con i nostri soldi e poi le aziende straniere vengono in Italia e si comprano la Telecom, direi che sono dei geni. Continuiamo a fare regali a tutto il mondo, ma perché i nostri politici non fanno un bel regalo a tutti gli italiani e se ne vanno tutti a casa e lasciano spazio a gente onesta, non corrotta come loro e che di economia ne capisce qualcosa? Quindi cosa significa in parole semplici? Significa che senza il contributo del 2,4% al fondo salva-Stati, il deficit italiano del 2012 sarebbe stato dello 0,6% del Pil. Per non parlare degli oltre 6 miliardi di euro spesi per salvare il MPS. Se L’Italia non fosse stata costretta a versare il 2,4% al fondo salva-Stati quest’anno e gli altri soldi negli anni passati anche se percentuali minori a quest’ora non saremmo stati costretti a tutti questi sacrifici e tasse che stanno uccidendo centinaia di persone e facendo chiudere migliaia di imprese ogni giorno. Ovviamente dobbiamo ringraziare i nostri politici che hanno firmato il MES e il Fiscal Compact. In pratica noi diamo soldi al fondo salva-Stati senza averli in cassa, quindi li prendiamo in prestito, quindi a debito pagandoci anche gli interessi sopra. Io non sono un economista quindi potrei anche sbagliarmi, ma a mio avviso se un paese è già in crisi non penso possa aiutare gli altri paesi prendendo soldi in prestito e aumentando quindi la recessione e la crisi economica. Per fare cosa poi…., acquistare quote di un fondo salva-Stati il “MES” dove i profitti sono incerti e i rischi alti? Per salvare l’euro? Per salvare le banche spagnole e tedesche che sono esposte in Grecia? In pratica vogliamo comprarci una Ferrari senza avere i soldi per mettere la benzina in una 500, il bello è che la Ferrari, ci sta costando più del suo valore visto che noi per comprarla non abbiamo i soldi e dobbiamo prenderli in prestito, quindi un cattivo investimento, e visto che la Ferrari è un bene di lusso, noi italiani che siamo con le pezze al culo, chiedo ai miei cari politici c’è la possiamo permettere? Direi assolutamente di NO. Spero che il paragone sia servito a spiegare la situazione. La pressione fiscale sta mettendo gli italiani in crisi al punto di chiudere le aziende, di andare all’estero, di suicidarsi e poi non parliamo delle privatizzazioni, stiamo vendendo mezza Italia per dare i soldi al fondo salva-Stati? Dobbiamo alimentare questo fondo il “MES” prendendo soldi in prestito per aiutare in caso di emergenza gli altri Stati, mentre in Italia la gente muore di fame? E’ il profitto su questi prestiti del quale si parla, sarà in grado di coprire il costo che gli italiani stanno pagando per prendere i soldi in prestito per comprare quote del MES, copriranno i danni causati dalla recessione? O noi aumentiamo il nostro debito pubblico per comprare quote del MES che alla fine ci renderanno meno di quello che ci sono costate? Cari politici spiegate a tutti chiaramente la grossa truffa che state facendo ai cittadini italiani, diffondete questo articolo tutti e facciamo svegliare gli italiani, grazie. La formula per salvarci dalla crisi secondo me è la sovranità monetaria, abbandonare in modo immediato MES e Fiscal Compact o ritrattare e abbassare le quote italiane di partecipazione, quindi annullare tutti gli accordi con l’EU, farne nuovi che noi italiani ci possiamo permettere e ridurre i costi e gli sprechi dello stato italiano che sono enormi. Vogliamo aiutare gli altri paesi europei, ma non vogliamo morire di fame per farlo. Dal 2011 ad oggi dai dati che ho trovato in rete fino a maggio 2013, l’Italia ha versato a fondi salva-Stati e banche oltre 45,8 miliardi di euro, ecco dove stanno finendo i soldi degli italiani. Ecco i soldi cacciati dai fondi salva-Stati: l’Irlanda nel novembre 2010 ha ricevuto 62.7 miliardi di Euro da EU, FMI, e EFSF, il Portogallo nell’aprile del 2011 ha richiesto crediti per 78 miliardi di Euro. Il secondo pacchetto di aiuti per la Grecia, accordato nel marzo 2012, comprendeva in totale 172.7 miliardi di Euro. Il primo pacchetto di salvataggio per la Grecia era stato concesso prima dell’introduzione del fondo salva stati nell’aprile 2010. Nel giugno 2012 la Spagna ha chiesto 100 miliardi di euro. Un totale di 413.4 miliardi di euro per salvare i paesi dell’eurozona.

MES:

quoteesm

 

 

 

 

 

 

 

Fontehttp://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilità

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, istituito dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011, nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3). Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello dell’FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione. Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l’anticipazione dell’entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l’attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco.

Funzionamento:

Partecipanti al Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 che ha ratificato il MES

Il MES sostituirà il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) attualmente ancora in vigore, nati per salvare dall’insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria. Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi. Il MES sarà regolato dalla legislazione internazionale e avrà sede a Lussemburgo. Il fondo emetterà prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquisterà titoli sul mercato primario (contestualmente all’attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite” (art. 12). Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che “in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell’Esm, di una qualsiasi parte dell’importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare detto membro dell’Esm non potrà esercitare i propri diritti di voto per l’intera durata di tale inadempienza” (art. 4, c. 8). Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell’area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli Affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2). Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l’appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati. L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35). Tuttavia, un collegio di cinque revisori esterni (art. 30, comma 1 e 2), indipendente e nominato dai governatori del fondo, ha accesso ai libri contabili e alle singole transazioni del MES. La composizione del collegio è così ripartita: un membro proviene dalla Corte dei Conti Europea, e altri due a rotazione dagli organi supremi di controllo degli Stati membri.

La Corte Costituzionale tedesca ha posto un limite al contributo tedesco al salvataggio dei Paesi in difficoltà, evitando comunque di vincolare ogni singola azione dell’Esm al giudizio del Parlamento.

E L’Italia invece?

Quote e diritti di voto

I diritti di voto di ogni Stato membro non sono capitari (voto personale), ma in proporzione al valore delle quote versate nel fondo. Le quote di capitale autorizzato e richiamabili sono emesse alla pari (prezzo uguale al valore nominale), senza essere in alcun modo gravate da oneri, mentre pegni ed ipoteche non sono trasferibili. In caso di mancato pagamento, lo stato membro perde il diritto di voto finché non risolve la posizione debitoria, e il numero dei diritti di voto è ricalcolato fra gli altri stati. Ciascuno stato mantiene invece l’obbligo (“irrevocabile e incondizionato”, art. 8, c. 4) di contribuire al capitale autorizzato, anche se diviene beneficiario o riceve assistenza finanziaria dal MES. Per tutte le decisioni è necessaria la presenza della maggioranza relativa di due terzi dei membri aventi diritto di voto, che rappresentino almeno i due terzi dei diritti di voto. Nel concedere un sostegno alla stabilità, il MES inoltre persegue la completa copertura dei costi operativi e di finanziamento e vi include un margine adeguato. Il tasso di interesse oltre alla copertura dei costi deve garantire un profitto al fondo dal ricevimento della richiesta (art. 9, comma 3). La responsabilità di ciascun membro del MES è in ogni caso limitata alla sua quota di capitale autorizzato al prezzo di emissione determinato. Nessun membro del MES può essere considerato responsabile, in virtù della sua appartenenza al MES, degli obblighi da questi contratti.

Quote di partecipazione per stato membro

Il MES ha un capitale autorizzato di 700 miliardi di € di cui solo 80 saranno versati dagli stati membri: i rimanenti 620 miliardi (se necessari) saranno raccolti attraverso apposite emissioni di obbligazioni sul mercato. Il trattato prevede il pagamento del capitale in 5 rate annuali ma l’eurogruppo nella riunione del 30 marzo 2012 ha deciso che il pagamento sarà accelerato per essere completato entro la metà del 2014.

Critiche

Diversamente da altri fondi di stabilità come il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, non è prevista la possibilità di un mero accantonamento contabile, ovvero il conferimento in proprietà o ipoteca di beni demaniali, e quindi di una sua definizione preventiva in assenza dell’applicazione degli aggiustamenti di bilancio, con i quali gli stati potrebbero in futuro reperire in tempi rapidi la quota di loro competenza, laddove richiesto dal fondo MES. L’accantonamento contabile tuttavia potrebbe evitare il trasferimento e l’immobilizzo finanziario pluriennale di importanti risorse dei bilanci nazionali, comportando il rischio di scarso impiego nel fondo, laddove non è riscontrabile analoga rigidità nelle norme degli stati membri per l’accertamento e la valorizzazione dei beni e dei versamenti relativi al capitale sociale nelle società di capitali di diritto privato. La legislazione europea non prevede inoltre un tetto massimo, deliberato da un organismo esterno, al leverage (rapporto fra indebitamento e capitale) fra capitale sociale autorizzato e esposizione debitoria verso gli Stati membri, quale strumento di governance per evitare che un fondo di garanzia indipendente con compiti di pubblica utilità, relative immunità e garanzie di riservatezza, possa trasformarsi in un soggetto speculativo. Unica indicazione del rapporto con gli istituti di credito è la possibilità di finanziarsi nel mercato secondario e interbancario, senza cenni in merito alla facoltà di detenere azioni o strumenti derivati, conferibili dagli stati membri che hanno convertito aiuti alle loro banche in azioni di proprietà. Questione che porrebbe innanzitutto il problema di nazionalità delle banche, trasferendo il controllo a un soggetto estero e, per i suoi fini, privo di controllo politico. In secondo luogo la questione di sovrapposizione di competenze con la BCE, in rapporto di proprietà col MES e regolatore del settore bancario, oltreché unico soggetto avente strumenti per essere un prestatore di ultima istanza (laddove il MES non può praticare il quantitative easing, ovvero regolamentare le garanzie dei suoi prestiti senza le conseguenze del giudizio dei mercati).

About Angelo Iervolino

Imprenditore, Massaggiatore Sportivo e del Benessere, Blogger, Reporter, Fotografo, Scrittore, Telescriventista, Operatore Radio (Radiotelegrafista).