Il carcere come frontiera tra misure cautelari e diritto all’infanzia

Comunicato Stampa Manuela Serra, senatrice portavoce M5S.

 

M5S

Comunicato Stampa Manuela Serra, senatrice portavoce M5S.

Angelo Iervolino– 23 Aprile 2014 – La recente vicenda che vedeva una bambina di soli quattro mesi subire le conseguenze del carcere assieme alla madre, sottoposta a misura cautelare custodiale nel carcere di Buoncammino, è giunta alla fine e la neonata è finalmente tornata a casa assieme alla mamma. Un epilogo lieto, che, però, presenta molti punti d’ombra. Se si considera, infatti, che legge n°62 del 21 aprile 2011 ha introdotto l’articolo 285 bis del codice di procedura penale e ha modificato l’articolo 275 da cui deriva che nei casi in cui la persona da sottoporre a misura cautelare sia una donna incinta o madre con prole di età non superiore a sei anni, con lei convivente, non possa essere disposta o mantenuta la custodia cautelare in carcere. Il giudice poi, prevede la normativa, può disporre la custodia presso un istituto di custodia attenuata per madri (ICAM) in cui non vi sono sbarre e, per quanto è possibile, viene ricreato un ambiente a “misura di bambino”. Tale disciplina trova applicazione dal 1°gennaio 2014, tuttavia, nonostante vi siano questi strumenti una piccola incolpevole ha varcato la soglia del carcere pur avendo diritto ad una tutela particolare. In Italia, attualmente, le disposizioni normative restano, fondamentalmente, inapplicate in quanto vi sono solo due istituti di custodia attenuata (ICAM): quello di Milano e quello di Venezia. Questi istituti potrebbero consentire alle madri di tenere con sé i figli fino a sei anni, riconoscendo loro il diritto ad essere bambini. Sono, infatti, diverse decine i minori, soprattutto figli di madri straniere, che in Italia vivono in carcere con la madre. Le case famiglia protette, poi, affidate ai servizi sociali e agli enti locali, che dovrebbero sopportarne i costi, sono assenti nel territorio a causa della mancanza di risorse degli enti locali. La convenzione sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 riconosce che “l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”. E’ evidente che sebbene vi siano le norme e gli strumenti tecnici per garantire il diritto all’infanzia e al diritto soprattutto ad essere bambini, risultano ancora inattuati. E’ necessario che il Governo si adoperi affinché i diritti di madri e bambini siano effettivamente tutelati non solo sulla carta ma anche nei fatti. Occorre, inoltre: voglio rivolgere un invito; che la società s’impegni perché si trovi quello spirito di solidarietà e di umanità che dia alle istituzioni la forza di comprendere e accogliere le istanze anche di quelle persone che non hanno voce.



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