Facebook, la nostra privacy è tutelata o ci spiano?

Nessun dato in rete è sicuro, qualche informazione in merito.

 

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Nessun dato in rete è sicuro, qualche informazione in merito.  

Carmine Benincasa18 settembre 2013 – La polizia ci può spiare da Facebook? Dopo la bufala dell’accordo segreto per spiare gli italiani, tra Facebook e la Polizia postale, tenutosi in California nel 2010, rivelatosi poi un accordo che prevede la possibilità di tracciare pagine e gruppi che possono destare interesse per determinati eventi (tifoserie violente, pedofili, gruppi politici estremi) Facebook ritorna a far parlare di se e della sua privacy. Poco tempo fa, molti giornali nazionali, hanno riportato che, solo negli Stati Uniti ed Irlanda, le forze dell’ordine hanno una pagina creata appositamente per loro, attraverso la quale, inserendo la propria email, autorizzata dal sistema previa registrazione, hanno diritto ad accedere a tutti i contatti essi vogliano (dati personali, messaggi, bacheca, impostazioni IP e tutto ciò che racchiude Facebook) ma, solamente per un ora (https://www.facebook.com/records). In Italia invece, dopo ciò, nessuno ha mai data una risposta concreta a questa vicenda: la polizia può realmente spiarci, o c’è bisogno di un mandato di perquisizione? In tale proposito Facebook sembrerebbe essere molto vago; nella pagina “Centro Assistenza” (https://www.facebook.com/help/473784375984502/), nelle sezioni a sinistra, cliccando su “Forze dell’ordine e questione di terzi”, si può leggere chiaramente che “Potremmo rivelare informazioni per adempire a citazioni, ordinanze o richieste di altro tipo (comprese questioni penali e civili) se abbiamo ragione di ritenere che ciò sia richiesto dalla legge”. Da quanto letto poco fa, non è più un mandato di perquisizione che decide le sorti delle nostre informazioni, ma il giudizio di un dirigente di Facebook. Scendendo, sulla stessa pagina, Facebook rivela che potrebbe anche condividere le nostre informazioni, “sempre se hanno ragione” di credere che sia la legge a chiederlo. Se la polizia facesse richiesta delle nostre informazioni anche solo per un minimo sospetto, senza un mandato di perquisizione, potrebbe accedere a tutti i nostri i dati, sempre se Facebook “ha ragione di credere”. Per fortuna però, almeno per le cause in ambito civile, c’è una postilla che farebbe rinunciare a chiunque di fare richiesta d’informazioni: scendendo ancora, nella sezione, “Posso ottenere informazioni sull’account di un utente utilizzando una citazione in ambito civile?”, dal quale si evince che qualsiasi richiesta deve essere notificata dallo Stato della California o federale e devono essere convalidate in California personalmente a un rappresentante legale di Facebook.

 




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